Il falso programmatore

Rivoli, 23/04/2024

Al falso programmatore, a scuola, piaceva di più la letteratura italiana come materia.
Il falso programmatore viene in ufficio vestito elegante anche se non sono previsti meeting o simili: può sempre capitare di incontrare qualche cliente o qualche dirigente.
Quando in ufficio un telefono squilla più di due volte a vuoto, il falso programmatore si precipita e risponde in modo professionale: «Buongiorno è la Tal-Dei-Tali S.p.A.,; parla con il dott. Caio Tizio. Desidera?»
Il falso programmatore è veloce a scrivere codice: non si preoccupa che una porzione di codice possa servire in più punti del programma o in più programmi perché c’è sempre il copia-e-incolla.
Il falso programmatore usa il diploma di perito informatico come grimaldello per entrare in una software-house come sviluppatore, ma con l’intenzione di farsi notare come candidato analista funzionale, customer account, capo progetto, e simili.
Quello che di positivo ha il falso programmatore è che aspira a ricoprire funzioni che all’azienda servono, ma che a me non piacciono proprio. Mi dispiace solo che queste funzioni talvolta hanno in azienda più considerazione di quello che dovrebbe essere il core business di una software-house: la produzione di software.

Dario Scoppelletti