Immobilità

Collegno, 25/06/2018

Sono stanco, annoiato.
Mi sembra di trascinarmi avanti, e ogni momento vorrei che non finisca mai; anelo un’immobilità che non può essere.

Una cosa però la farei.
Ci vorrebbe un posto molto lontano e isolato, molto alto, tipo una montagna solitaria.
Allora da una sporgenza, appena sotto la cima, mi lascierei andare nel vuoto, a braccia aperte, come per accogliere il vuoto; in quell’istante mi sembrerebbe di planare senza cadere.
Ma non potrei non cadere, e allora il mio corpo comincerebbe a ridiventare polvere, i granelli di materia dell’origine. Così ogni granello sarebbe così leggero, senza peso, che resterebbe davvero sospeso nell’aria, e piano piano la polvere si allargherebbe a ventaglio disperdensosi nel vuoto.

Ecco l’immobilità che ho sempre desiderato, cristallizzata in quell’istante di tempo.

Dario Scoppelletti