Collegno, 11/06/2018
Quel filo così debole che lo si potrebbe strappare semplicemente
tirando con le dita.
Ma la debolezza della volontà dell’esule rende quel filo
robusto come una catena di ferro; non solo non si può rompere, ma
ha imprigionato l’esule, le sue braccia, le sue gambe.
L’esule rimane immobile incatenato dalla sua paura delle
conseguenze di qualsiasi azione.
Ci sono conseguenze anche al non fare nulla, ma per quelle non
c’è rimedio, e l’esule resta a guardarle, inadatto,
incapace ad agire.
Incapace di perseguire perfino l’odio al quale ha diritto,
l’esule lo ha messo da parte, ed ha scoperto che non gli
è rimasto nient’altro.
Una volta, l’esule ha sentito parlare di un sorriso finto, come
preparato allo specchio, ad uso e consumo degli altri.
Beh, l’esule è così sciocco che, quando si prende
una pausa da se stesso, sorride anche troppo facilmente.
È questo che fa l’esule: si trascina da una pausa all’altra, da una scusa all’altra, mentre lascia passivamente che gli eventi seguano il loro corso.
Dario Scoppelletti